Descrizione

 

Economia regionale: congiuntura e previsioni – maggio 2009

Economia mondiale
Dal consueto rapporto – aggiornato a maggio 2009 - emerge un quadro internazionale in cui i segnali di crisi si sono ulteriormente aggravati negli ultimi mesi. L’economia mondiale, infatti, sta attraversando la più profonda recessione del dopoguerra, determinata da una crisi finanziaria globale e resa più intensa dal collasso del commercio internazionale. Nel periodo di maggior intensità della crisi a livello mondiale, dal quarto trimestre del 2008 al primo del 2009, si è registrata una contrazione dell’interscambio mondiale delle merci pari ad oltre il 20 per cento. Ciò ha portato alla diminuzione della produzione industriale e degli investimenti da parte degli imprenditori. Si registra anche un aumento della disoccupazione e prospettive occupazionali negative che, unite al peggioramento del quadro economico, in molti paesi hanno portato a livelli minimi la fiducia delle famiglie, con la conseguente contrazione dei consumi. Anche l’edilizia residenziale è in frenata: gli investimenti del settore hanno subito nel corso del 2008 forti contrazioni in Stati Uniti, Regno Unito, Irlanda, Spagna, Giappone. Si è quindi innescato un meccanismo di trasmissione della crisi dalla finanza all’economia reale che ha intaccato la fiducia delle imprese e delle famiglie.

Tab. 1 - Pil e commercio mondiale – tassi di variazione a prezzi costanti


2008

FMI

Prometeia

Commissione Europea

OCSE

2009

2010

2009

2010

2009

2010

2009

2010

Stati Uniti

Giappone

Uem (16 paesi)

Ue (27 paesi)

Germania

Francia

Spagna

Italia

Regno Unito

Cina

India

 

Pil mondiale

Commercio mondiale

Petr.Brent: $ per barile (**)

 

1,1

-0,7

0,8

0,9

1,3

0,7

1,2

-1,0

0,7

9,0

7,4


3,1

2,6-3,3

98,3


 

-2,8

-6,2

-4,2

-4,0

-5,6

-3,0

-3,0

-4,4

-4,1

6,5

4,5


-1,3

-11,0

52,0(1)


 

0,0

0,5

-0,4

-0,3

-1,0

0,4

-0,7

-0,4

-0,4

7,5

5,6


1,9

0,6

62,5(1)


 

-3,3

-5,5

-3,7

-3,7

-5,1

-2,7

-3,0

-4,2

-4,1

6,6

5,1


-0,8

-8,3

53,4


 

0,4

0,1

0,1

0,2

0,0

0,3

-0,2

0,0

-0,1

7,8

4,4


2,2

1,7

66,1

 

-2,9

-5,3

-4,0

-4,0

-5,4

-3,0

-3,2

-4,4

-3,8

6,1

nd


-1,4

-11,4

52,9

 

0,9

0,1

-0,1

-0,1

0,3

-0,2

-1,0

0,1

0,1

7,8

nd


1,9

0,9

63,5


 

-4,0

-6,6

-4,1(*)

-4,1

-5,3

-3,3

nd

-4,3

-3,7

6,3

4,3


-2,7

-13,2

45,0


 

0,0

-0,5

-0,3(*)

-0,3

0,2

-0,1

nd

-0,4

-0,2

8,5

5,8


1,2

1,5

45,0


Fonte: Si veda il rapporto “Economia regionale: congiuntura e previsioniâ€

Le prospettive per il 2009 vedono una caduta dell’attività economica nelle principali aree più intensa di quanto prospettato solo tre mesi fa, comportando ulteriori revisioni verso il basso delle previsioni riferite all’anno in corso. Se a febbraio si ipotizzava ancora una variazione positiva del prodotto mondiale e un lieve calo del commercio internazionale, gli ultimi aggiornamenti intravedono una flessione compresa tra l’1 e il 3 per cento per il Pil e una contrazione valutata tra l’8 e il 13 per cento del commercio internazionale.

Economia italiana
In questo quadro internazionale l’economia italiana presenta già nel 2008 una caduta del Pil pari all’1 per cento, ovvero doppia rispetto a quanto prospettato a febbraio. L’Italia insieme al Giappone, risulta l’unico tra i maggiori paesi industrializzati che era già in recessione prima che la crisi si manifestasse in tutta la sua intensità. Nel corso del 2008 si riduce la domanda interna con la flessione sia degli investimenti, sia della spesa per consumi ed il peggioramento delle aspettative. Nel primo caso si registra una diminuzione degli investimenti del 2,9 per cento: è la componente più colpita dagli effetti della crisi finanziaria, soprattutto a causa della conseguente contrazione delle esportazioni e delle maggiori difficoltà di accesso al credito. Nel secondo caso ha inciso l’andamento sfavorevole del reddito disponibile e l’incertezza sul futuro, insieme alle peggiori prospettive occupazionali, che hanno indotto le famiglie a ridurre i consumi che si sono contratti del 0,9 per cento rispetto al 2007. Infine, le esportazioni di beni e servizi hanno realizzato una flessione del 3,7 per cento, in calo soprattutto verso i paesi dell’Unione Europea e gli USA. A causa di questi tre aspetti la produzione industriale nel 2008 è risultata, di conseguenza, in diminuzione del 4,3 per cento. Il tasso di disoccupazione ha ripreso a crescere portandosi al 6,7 per cento.
Le previsioni per l’Italia per il 2009 sono state riviste verso il basso di oltre due punti percentuali: è atteso un calo del Pil del 4,2-4,4 per cento, a cui seguirebbe, nel 2010, un’ulteriore lieve contrazione o, al più, una stagnazione. Molto sfavorevoli le prospettive del mercato del lavoro: l’occupazione totale viene stimata in calo di circa il 3 per cento nel biennio 2009-2010, il tasso di disoccupazione è previsto tra l’8 e il 9 per cento nel 2009 e tra il 9 e oltre il 10 per cento nel 2010, mediamente inferiore a quello atteso nell’area euro.

Economia regionale
La crisi internazionale e le gravi ripercussioni nel nostro paese, hanno generato conseguenze negative anche nel sistema economico regionale. Il sistema produttivo dell’Emilia Romagna, colpito da una crisi di vasta portata internazionale, sembra però reggere maggiormente. L’evoluzione dell’economia regionale risulta nel complesso in linea con quella del Nord Est e migliore di quella registrata nelle altre aree e nel paese nel complesso.

La forte diminuzione del Pil nazionale del 2008 ha comportato una revisione verso il basso della stima relativa alla dinamica del Pil dell’Emilia-Romagna nel 2008 (-0,7 per cento).

Come accade anche a livello nazionale, risulta in diminuzione la domanda interna, dove alla contrazione della spesa per consumi delle famiglie, si è affiancato un calo degli investimenti. In Emilia-Romagna le esportazioni di beni si sono ridotte ma in misura più contenuta rispetto al resto d’Italia: del 2,5 per cento in termini reali, a fronte di un calo rispettivamente pari a 5,2 per cento per il Nord Est e a 4,5 per cento per il paese.

Dal lato dell’offerta, nel 2008 il settore primario genera un valore aggiunto positivo, risulta negativo il valore aggiunto dell’industria e delle costruzioni, infine è appena negativo quello dei servizi.

Nello specifico il settore industriale registra nel 2008 una flessione della produzione pari all’1,5 per cento; la dinamica negativa dell’industria regionale risulta però meno accentuata su tutti gli indicatori esaminati rispetto a quella rilevata nella ripartizione nord-orientale e, soprattutto, a livello nazionale (-3 per cento). A livello settoriale le industrie alimentari sono le uniche a realizzare positive dinamiche congiunturali mentre nel terzo e, soprattutto, nel quarto trimestre, si è assistito ad una brusca frenata di produzione e vendite delle industrie meccaniche, elettriche e dei mezzi di trasporto, delle industrie del trattamento di metalli e minerali metalliferi. Le industrie del ‘sistema moda’ hanno mostrato una forte battuta d’arresto. Le ‘altre manifatturiere’, che comprendono anche le industrie chimiche e della trasformazione dei minerali non metalliferi, hanno invece registrato progressive e crescenti flessioni in corso d’anno con riferimento a tutte le variabili in esame.

Risulta in leggero peggioramento anche il mercato del lavoro. In base ai dati Istat, nel corso del 2008 il numero di occupati in Emilia Romagna è risultato di 1,980 milioni di unità, con un incremento dell’1,3 per cento, rispetto all’anno precedente. Il ritmo di crescita dell’occupazione è risultato inferiore rispetto a quello registrato nel 2007. Sul fronte della disoccupazione, pur rimanendo ancora su livelli molto contenuti pari al 3,2 per cento, si registra un aumento del numero delle persone in cerca di occupazione nel 2008 pari a 8 mila unità.

Per quanto riguarda le previsioni per il 2009, similmente a quanto avvenuto per la media nazionale, anche nel caso dell’Emilia-Romagna le prospettive di crescita del Pil regionale sono state riviste verso il basso di un punto e mezzo, (-3,7 per cento), mentre per il 2010 si conferma l’inversione di tendenza con un’accelerazione della crescita.

Anche l’evoluzione della domanda interna dell’Emilia Romagna nel 2009 è stata ridimensionata e portata a -3,6 per cento, mentre è rimasta invariata la lieve accelerazione complessiva attesa per il 2010. Nel 2009 si prevede una maggior contrazione rispetto alle attese della spesa per consumi delle famiglie (-1,6 per cento) delle Pubbliche Amministrazioni e degli investimenti (oltre il 12 per cento ).

Si prospetta inoltre, per le esportazioni, una flessione pari al 10,1 per cento, appena inferiore a quello italiano, mentre nel 2010 si assisterebbe ad un recupero prossimo al 3 per cento.

Per quanto riguarda l’evoluzione del mercato del lavoro nel periodo 2008-2010, a causa della sfavorevole dinamica occupazionale, i tassi di occupazione e disoccupazione passerebbero, rispettivamente, tra il 2008 e il 2010, da 46,5 a 45,1 per cento e da 3,2 a 5,3 per cento. Tra i fattori negativi inciderà anche la maggior crescita della popolazione rispetto al numero di occupati.