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Economia regionale: congiuntura e previsioni – settembre 2009

 

Economia mondiale
Il presente rapporto costituisce il terzo aggiornamento trimestrale del 2009. Rispetto al rapporto precedente emergono alcuni elementi di novità: i principali organismi economici internazionali paiono concordi nell’affermare che il punto di minimo della recessione in atto sia stato raggiunto e che si sia avviata la fase di superamento della crisi. Pur rimanendo infatti il quadro economico globale fortemente problematico, alcuni segnali favorevoli emersi nei mesi recenti lasciano intravedere un allentamento della morsa recessiva ed un lento avvio della fase di recupero.

Dopo una riduzione di oltre il 20 per cento fra il quarto trimestre del 2008 ed il primo del 2009, il volume del commercio mondiale sembra essersi stabilizzato nel secondo trimestre del 2009; il risultato annuo atteso rimane comunque ampiamente negativo, mentre più incoraggianti sono le prospettive per il 2010. L’andamento positivo del Pil nel secondo semestre in paesi quali Francia, Germania e Giappone ha comportato una revisione in senso migliorativo delle previsioni per il 2009 rispetto a quelle presentate in questo rapporto a maggio. In particolare, l’evoluzione dei due paesi europei ha consentito al Pil della zona Euro di limitare il calo del secondo trimestre allo 0,1 per cento rispetto al 2,4 del primo. Preoccupante, invece, l’andamento della disoccupazione: il tasso di disoccupazione ha raggiunto a luglio il 9,5 per cento nell’Eurozona, il 9 per cento nella UE, per un totale, rispettivamente, di 15 e 21,8 milioni di disoccupati.

Negli Stati Uniti il mercato immobiliare mostra segni di stabilizzazione mentre il Pil del secondo trimestre è diminuito dello 0,3 per cento rispetto all’1,6 del primo; ancora in calo i consumi, mentre la contrazione d’investimenti ed esportazioni è risultata molto più contenuta che nei due precedenti periodi. Il tasso di disoccupazione è salito, ad agosto, ai massimi dal 1983: il 9,7 per cento. Nelle maggiori economie emergenti, al contrario, l’attività economica mostra segnali incoraggianti. In Cina, in particolare, anche in virtù dei consistenti interventi di politica economica, la crescita annua del Pil nel secondo trimestre è stata prossima all’8 per cento e le aspettative sono di ulteriori accelerazioni.

La maggiore fragilità dell’economia italiana rispetto a quella degli altri paesi della zona Euro trova conferma anche in questa fase di forte criticità e si esprime attraverso il permanere del gap negativo di crescita: dal quarto trimestre del 2008 al secondo del 2009, il calo del Pil italiano, sia rispetto al trimestre precedente che rispetto al corrispondente del 2008, è risultato superiore a quello registrato in media nella Uem.

Il profilo evolutivo atteso per il Pil nel biennio 2009-2010 rimane sostanzialmente in linea con quanto prospettato a maggio; si ipotizza infatti un lento recupero di attività a partire dall’ultimo trimestre del 2009 in relazione al risveglio della domanda mondiale e a un nuovo ciclo di accumulo di scorte. Tuttavia il calo verificatosi nel primo semestre del 2009, più pesante di quanto preventivato, ha comportato un’ulteriore revisione verso il basso, mediamente superiore a un punto percentuale, delle previsioni di crescita per il 2009 e un miglioramento di quelle relative al 2010. La caduta cumulata di output, considerando anche il calo del 2008, fa sì che la perdita di prodotto, al termine della crisi, risulti per il nostro paese più elevata che per gli altri principali paesi europei. Una revisione verso il basso è stata apportata anche alla domanda interna nel 2009, soprattutto nella componente beni strumentali, che si conferma la più colpita dagli effetti della crisi finanziaria. Più pesante che a maggio anche la contrazione attesa per le esportazioni nel 2009, valutata mediamente intorno al 19 per cento, mentre variano in un intorno di più e meno due per cento le prospettive dell’export per il 2010. Permangono sfavorevoli le prospettive del mercato del lavoro: l’occupazione totale cadrà del 2,4-3 per cento nel 2009 e dello 0,8-1,4 per cento nel 20101; il tasso di disoccupazione viene stimato mediamente intorno all’8,4 per cento nel 2009 e al 9,6 per cento nel 2010, rispettivamente di poco più basso e più elevato di quanto previsto a maggio

1 Prometeia stima che fra il 2008 e il 2010 perderanno il posto di lavoro 730 mila persone e, contemporaneamente, l’equivalente di 300 mila unità di lavoro avranno il reddito integrato dalla Cassa Integrazione Guadagni. Per Confindustria saranno 700 mila i posti di lavoro persi nel biennio 2009-2010.

La regione Emilia-Romagna
Rispetto al precedente rapporto (maggio 2009), anche le attese di crescita del prodotto interno lordo della regione Emilia Romagna per il 2009 sono state riviste verso il basso di oltre un punto percentuale1: la caduta si attesta così al 4,8 per cento, migliore di circa mezzo punto percentuale rispetto a quella prospettata per il paese. Si conferma, anche in queste previsioni, la crescita regionale per il 2010, in accelerazione rispetto all’anno precedente.
Anche il profilo della domanda interna regionale viene modificato in direzione di un maggiore calo nel 2009 e di una stazionarietà sui livelli acquisiti nel 2010. La riduzione del tasso d’inflazione non è infatti sufficiente a compensare la perdita di potere d’acquisto delle famiglie il cui reddito disponibile reale risulta negativo nell’anno in corso e stagnante nel 2010, anche in relazione al protrarsi delle difficoltà sul mercato del lavoro.

La spesa per consumi delle Amministrazioni Pubbliche è l’unica componente della domanda che, seppure a ritmi molto modesti, mostra un segno positivo in entrambi gli anni. Rimangono pressoché invariate le previsioni relative agli investimenti fissi lordi; si conferma, in linea con quanto ipotizzato per l’area Nord Est, una flessione di oltre il 12 per cento nel 2009 e un marginale recupero nel 2010.

Il prolungarsi del forte indebolimento della domanda estera al primo trimestre del 2009 ha comportato una sostanziale revisione anche della dinamica attesa per le esportazioni regionali, che vede un peggioramento di oltre 8 punti percentuali rispetto a maggio. Il dato relativo al primo trimestre mostra una flessione del valore dell’export regionale del 23 per cento, di poco inferiore al dato nazionale del 25 per cento. In relazione alla stabilizzazione e alla successiva ripresa della domanda mondiale si conferma invece un recupero dell’export regionale intorno al 3 per cento per il 2010.

Per quanto riguarda l’evoluzione degli indicatori del mercato del lavoro, si ipotizza una diminuzione del tasso di attività riferito all’intera popolazione di 0,5 punti percentuali tra il 2008 e il 2009. Il tasso di occupazione peggiora di 0,9 punti percentuali sia nel 2009 che nel 2010 passando dal 46,5 per cento del 2008 al 44,9 per cento del 2010, mentre il consistente aumento delle persone in cerca di occupazione comporta un deciso aumento del tasso di disoccupazione, che tocca il 5,5 per cento nel 2010 rispetto al 3,2 per cento del 2008. La disoccupazione si attesta, comunque, su percentuali sensibilmente inferiori rispetto alla media italiana.

E’ a disposizione un approfondimento sul mercato del lavoro in Emilia-Romagna nel secondo trimestre del 2009 (curato da Andrea Margelli).