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Note sul mercato del lavoro in Emilia-Romagna nel secondo trimestre del 2009
A cura di Andrea Margelli

In questi ultimi mesi la crisi economica sembra essere passata dal piano finanziario a quello reale, andando a colpire gli indicatori che misurano la produzione, le esportazioni, gli investimenti ed infine, ma non meno importante, il mercato del lavoro.

Fonte: ISTAT, Indagine trimestrale sulle forze di lavoro, II trimestre 2009

Secondo quanto pubblicato dall’ISTAT1, nel secondo trimestre del 2009 l’Italia ha perso 378.000 posti di lavoro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e le persone in cerca di occupazione risultano cresciute di 137.000 unità. Il tasso di disoccupazione è pari al 7,4 per cento. La minor crescita della disoccupazione è associata al nuovo fenomeno d’incremento delle forze lavoro inattive, cresciute nel periodo di 434.000 unità, dovuto essenzialmente a fenomeni di scoraggiamento.
La situazione che emerge dalla stessa indagine risulta, per l’Emilia-Romagna, meno critica rispetto al contesto nazionale ed alle altre regioni più avanzate del Nord Italia.
I valori tendenziali (rispetto al II trimestre del 2008) attestano un mercato del lavoro che tiene rispetto alla crisi mentre quelli congiunturali (rispetto al I trimestre del 2009) segnalano addirittura un miglioramento in alcune variabili.

Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, nel secondo semestre del 2009 l’occupazione cresce in Emilia-Romagna di 20 mila unità; contemporaneamente aumenta l’offerta di lavoro di 27 mila unità.
Si evidenzia tale andamento anche dal confronto con i dati del trimestre precedente (I trimestre del 2009), rispetto al quale vi sono circa 5 mila occupati in piĂą1 ed una maggior offerta di lavoro di circa 30 mila unitĂ .
Occupazione ed offerta di lavoro sembrano così in ripresa, dopo la contrazione registrata a cavallo tra il 2008 ed il 2009, tornando sui livelli storicamente elevati del II trimestre del 2008.
Nella valutazione di questi dati occorre, però, considerare alcuni effetti d’illusione: i lavoratori in mobilità e quelli in cassa integrazione2 sono computati tra gli occupati, ne consegue che l’area dei lavoratori a rischio perdita di lavoro è molto più elevata di quella visibile. Un aspetto però che è ovviamente presente su tutto il territorio nazionale.

 

Il tasso di disoccupazione dell’Emilia-Romagna è aumentato dello 0,3 per cento rispetto al secondo trimestre del 2008, attestandosi complessivamente al 4,4 per cento. Il valore raggiunto dal tasso nella nostra regione è ancora decisamente il più basso rispetto sia alla media nazionale, così come ad altre regioni virtuose quali la Lombardia, il Veneto ed il Piemonte. L’incremento in quest’ultimo trimestre è però il più elevato tra le regioni considerate, essenzialmente a causa del ritardo con cui ha iniziato a crescere rispetto alle altre regioni analizzate.
A confronto con le altre regioni, l’Emilia-Romagna mostra, oltre che il tasso di disoccupazione più basso, anche la crescita dell’offerta di lavoro più elevata.
Il tasso di attività (15-64 anni), dopo tre trimestri contrassegnati da una riduzione comunque contenuta, si è riportato su percentuali elevate raggiungendo, nel secondo trimestre del 2009, il 72,9 per cento, il valore più alto registrato dal I trimestre del 2004.

Recupera anche il tasso di occupazione della popolazione in etĂ  15-64 anni, che si attesta al 69,7 per cento, facendo segnare un recupero dopo tre trimestri consecutivi di leggera flessione. Pur riducendosi rispetto al 2008, esso si presenta ancora su livelli superiori a quanto fatto registrare nel 2005 e negli anni precedenti.
L’aumento del numero degli occupati e della forza lavoro è, in parte, dovuto al continuo apporto dell’immigrazione. Come si può notare dal grafico sottostante vi è una stretta corrispondenza tra crescita dell’offerta di lavoro e della popolazione straniera residente nella regione. Anche la crescita dell’occupazione registrata nell’ultimo trimestre è da imputare a questo fenomeno1 (unitamente all’aumento dell’età pensionabile che ha contribuito a far crescere gli occupati con più di 50 anni).

Un altro aspetto molto interessante che emerge dall’analisi dei dati dell’ISTAT è l’assenza per ora, per l’Emilia-Romagna, di un fenomeno rilevante di inattivi da scoraggiamento nella ricerca del lavoro.
E’ infatti contenuto il numero delle unità di persone inattive che rientrano nelle seguenti categorie:

  • Persone che cercano lavoro non attivamente
  • Persone che non cercano ma che sono disponibili a lavorare
  • Persone che cercano lavoro ma che non sono disponibili a lavorare

Infatti, negli ultimi trimestri si evidenzia un aumento non significativo delle prime due componenti (su livelli “normali” rispetto ai cicli economici sfavorevoli) mentre la terza variabile risulta, al momento, costante.