Il report di analisi curato da ERVET fa il punto sulle dinamiche più recenti della vendita di buoni lavoro in regione ed il loro utilizzo.

Il Parlamento ha appena convertito in legge il decreto approvato a metà marzo dal Governo per l’abolizione integrale dei voucher per il lavoro accessorio. Il report curato da ERVET, oltre a ripercorrere l’evoluzione della normativa, analizza le dinamiche più recenti che ne hanno caratterizzato la loro diffusione a livello regionale.

Nel corso del 2016 la vendita di buoni lavoro in regione è aumentata del 23,9% rispetto al 2015, in linea col dato nazionale, meno di quanto rilevato un anno prima (+56,1%), confermando comunque un trend in forte crescita iniziato nel 2012 (quando ne erano stati venduti 2,6 milioni circa). L’Emilia Romagna si conferma la terza regione per numero di voucher venduti, dopo Lombardia e Veneto.

Tra le province di vendita di voucher, l’area metropolitana di Bologna – con oltre 3,6 milioni di voucher venduti nel 2016 (pari al 21,3% dei buoni venduti in regione) – si posiziona al quinto posto a livello nazionale.

La crescita esponenziale del lavoro accessorio è iniziata a seguito dell’entrata in vigore della Legge 92/2012, che ha esteso di fatto l’utilizzo dei voucher a qualunque settore di attività. Dal 2008, anno in cui è stata introdotta la sperimentazione per la vendemmia, le vendite di voucher sono passate in Emilia Romagna da poco meno di 63mila ad oltre 16,8 milioni del 2016, per un volume complessivo superiore a 50 milioni circa di voucher venduti nell’arco di nove anni (2008-2016).

Con la diffusione di questo strumento sono cresciute progressivamente anche le critiche e le polemiche attorno ad abusi ed irregolarità nel loro utilizzo. Sebbene infatti fossero condivisi dai più i vantaggi di questa particolare prestazione lavorativa – sia per i committenti che per i cosiddetti prestatori in quanto contribuisce ad assicurare minime tutele previdenziali ed assicurative a chi svolge attività accessorie, saltuarie ed occasionali, non riconducibili alle forme tipiche del contratto di lavoro  – è altrettanto vero che in varie occasioni sono emerse forme di abuso, elusione e irregolarità nell’uso dell’istituto, documentate da più fonti, tra cui anche la “sommersione” di precedenti rapporti di lavoro regolari.

Il dibattito ed il confronto politico attorno ai voucher aveva portato il Governo all’adozione nell’autunno 2016 di alcune misure per garantire una maggiore tracciabilità del loro uso. In effetti l’attenzione posta su questo tema aveva prodotto un rallentamento della vendita di nuovi voucher nel corso dell’ultimo bimestre del 2016 e dei primi mesi del 2017, a livello nazionale come anche in Emilia Romagna. Il cambio di governo e l’ammissione da parte della Corte Costituzionale di un referendum abrogativo promosso dalla CGIL hanno successivamente spinto il nuovo Governo ad adottare a marzo 2017 un decreto con cui abolire integralmente i buoni lavoro, convertito in legge dal Parlamento nel mese di aprile.

Sebbene il volume di voucher sia significativo e i lavoratori coinvolti superino le 160 mila unità (lavoratori che nel 2015 avevano riscosso almeno un voucher), il lavoro accessorio generato è comunque limitato. Rapportate al totale delle ore lavorate per l’intero PIL regionale, le ore retribuite attraverso i buon lavoro non superano in regione lo 0,5% del totale.

Un rallentamento delle vendite è stato rilevato già alla fine del 2016, ma è con l’inizio del 2017 – anche a seguito dell’intensificarsi del dibattito politico attorno alla riforma dei voucher (con il cambio di governo e l’ammissione da parte della Corte Costituzionale di un referendum abrogativo sul lavoro accessorio) – che il flusso inizia a ridursi. In Emilia Romagna, a gennaio 2017 i voucher venduti sono cresciuti di solo il +4,8% (a fronte del +21,1% registrato a gennaio 2016), mentre si sono ridotti nel mese di febbraio (-4,6%).

 

Per approfondire
Report ‘Voucher e lavoro accessorio in Emilia-Romagna’ –  Anno 2016 e primi mesi del 2017